31^ ADUNATA SEZIONALE – 10/11 GIUGNO 2006

E’ bene dire “NON CI SONO PAROLE” o meglio “NON CI SONO PAROLE SUFFICIENTI” per dare un vero senso all’avvenimento oppure sarebbero troppe e diverrebbero ripetitive.

Che dire! Già il sabato sera è stato denso di impegni e di buon auspicio di come sarebbe stata la domenica. L’onore ai caduti e deposizioni floreali ai monumenti di Polcenigo, di Coltura e di Mezzomonte con la scorta del gonfalone comunale, del labaro della sezione di Pordenone e dei gagliardetti dei gruppi della zona pedemontana nonché la partecipazione di autorità civili, militari e d’arma. L’alzabandiera sul pennone della nostra sede e la cerimonia della sua intitolazione all’alpino Battista Fregona (Tita) con la scoperta di una targa posta a suo perenne ricordo. La intensa serata nella vetusta amenità della chiesa della Santissima Trinità con la perfetta esecuzione dei cori “ANA Montecavallo” e “Gruppo Folkloristico Artugna”.

Che dire! La domenica molti hanno potuto rendersi conto di cosa è un’adunata, è un’onda di penne che oscillando al passo cadenzato dai tamburi ha percorso, nella policromia dei suoi colori, nella significatività dei suoi striscioni e nella compostezza dei suoi ranghi,  le principali vie del comune. Le ha percorse al mattino in modo pressoché impercettibile, quasi a non voler arrecare disturbo agli abitanti, per trovarsi all’appuntamento in Piazza Maggiore a San Giovanni. Questi rivoli impercettibili hanno poi formato la fiumana che con i suoi vessilli e con la sua selva di gagliardetti ha voluto rendere gli onori ai caduti di tutte le guerre, ha voluto ricordare tutti quelli che sono andati avanti ed ha voluto essere accanto ai giovani volontari che stanno rappresentando la nostra alpinità, nonché il nostro essere italiani, nei paesi esteri dove sono mandati a svolgere missioni di pace (che richiedono anche l’essere pronti al sublime sacrificio). Che dire sul sentimento espresso dagli oratori che hanno voluto elettrizzare l’adunata con i loro discorsi. Che dire sulla solennità dell’officio religioso all’interno della parrocchiale di San Giovanni.  Che dire sulla dimostrazione dell’alto senso di civico che caratterizza le nostre adunate. Che dire sul fatto che ha saputo accattivarsi lo stupore e la simpatia di quanti erano spettatori lungo il percorso e gli applausi che li hanno accompagnati sono stati spontanei sono stati come dei petali di fiori che venivano seminati per profumare il percorso con la loro fragranza.  Che dire delle due campagnole cariche di “veci alpini” reduci dai fronti della seconda guerra mondiale e guardandoli negli occhi, in parte ombreggiati dai reduci cappelli, si poteva ancora leggere l’intensità del loro orgoglio per il dovere duramente compiuto, l’amarezza per i loro colleghi d’armi assenti e, nel profondo, la soddisfazione di essere stati partecipi ad un’altra adunata. Che dire della Protezione Civile Alpina che sempre si prodiga per alleviare le sofferenze delle popolazioni colpite da calamità naturali e portare loro aiuto e conforto. Che dire della squadra cinofila. Che dire del gruppo sportivo ANA. Che dire della rappresentanza della Croce Rossa Italiana. Che dire delle autorità civili, militari e d’arma che hanno dato la loro disponibilità per essere presenti e rappresentare le istituzioni a questa nostra adunata. Che dire della fanfara e dei tamburi che hanno accompagnato la sfilata. Che dire dei tricolori che ornavano i balconi delle case e che mossi da un alito di vento sembrava che ci salutassero al nostro passaggio. Che dire di tutti gli alpini che hanno risposto al richiamo che veniva da Polcenigo. Che dire, infine, agli alpini del nostro gruppo, ai collaboratori di altri gruppi e di associazioni, ai cucinieri, alle squadre di servizio, agli scrivani, a coloro che hanno messo a disposizione mezzi ed attrezzature ed a tutti coloro che hanno voluto partecipare a questa nostra adunata.

Non resta che dire  una sola parola: GRAZIE