LA SEDE DEL GRUPPO

Il gruppo nel 1924, quando formalmente si costituì, non aveva una sede propria in quanto non se ne recepì la necessità e comunque essendo un’aggregazione volontaria di reduci alpini e stante il periodo di enormi difficoltà economiche (quando mancava addirittura il necessario per combinare il pasto con la cena) non era certamente il caso di pensare a sedi od altre attività che impegnassero del denaro. Pertanto si presume che i primi soci si riunissero in qualche osteria e che da buoni alpini discutessero delle loro cose e del futuro del gruppo davanti ad un fiasco di vino per compensare così l’oste per la disponibilità dimostrata. Probabilmente le cose hanno proseguito nello stesso modo anche dopo la ricostituzione del gruppo avvenuta nel 1946 e fino agli anni settanta. Da documenti rinvenuti si può constatare che negli anni settanta il comune cedeva in forma di comodato d’uso una stanza al piano terra nella ex casa del fascio, stanza da utilizzarsi in condominio con altre associazioni operanti sul territorio. Dopo un periodo venne concessa la disponibilità di una stanza al primo piano da utilizzare assieme all’Associazione Combattenti e Reduci. Questo era già stato considerato un passo molto importante in quanto, sebbene in comunità d’uso, il gruppo aveva finalmente una sede vera e propria nella quale potersi radunare a fine settimana e nella quale poter riporre la sua documentazione e le sue memorie. Con il passare degli anni, con una crescita del numero degli iscritti e con l’apporto che nel frattempo cominciava ad arrivare dalla gestione di Busa Bernart, cominciò a delinearsi il pensiero di poter costruire una sede propria che potesse soddisfare alle esigenze del gruppo e che potesse anche essere un valido e costante punto di riferimento alpino per la popolazione residente. Le prime serie difficoltà sorsero nella individuazione del luogo in cui erigere la nuova costruzione; i pensieri ed i suggerimenti erano molti, alcuni difficili da dirimere e ci volle la pazienza, l’abilità, il carisma, e la diplomazia del “capo” Gianni Tizianel per riuscire a tenere il gruppo compatto anche in questi momenti di latente conflittualità. Finalmente una stella del firmamento divino cadde a Coltura ed il parroco Monsignor Silvio Cagnin con i buoni auspici del nostro Tita (Battista Fregona) mise a disposizione del gruppo un terreno della parrocchia sul quale poter edificare la sede. Il dado era tratto, il primo e determinante passo era compiuto; ora si trattava di poter compiere tutti i passi successivi senza inciamparsi strada facendo. Eccoci all’ostacolo sulla dimensione e configurazione della costruenda nuova sede. Facendo tesoro della precedente esperienza il progetto di massima fu discusso da un ristretto numero di persone ed una volta raggiunto l’accordo fu fatta una bozza definitiva con la disposizione e la dimensione dei locali interni quindi, ottenuta l’approvazione dell’assemblea fu dato l’incarico ad un professionista per predisporre il progetto in rispetto delle normative vigenti in campo edilizio. Trascorso il tempo per il disbrigo delle formalità venne concessa l’autorizzazione a costruire.

Il nostro Tita, come d’altronde tutti noi, era al massimo dell’entusiasmo e cominciò nel predisporre i vari incarichi per la formazione dei gruppi di lavoro senonché…

Iniziano i lavori di escavazione

Senonché ecco l’ostacolo Angelina (la moglie di Tita). L’Angelina, cosciente delle non troppo buone condizioni di salute di Tita non voleva che lui assumesse alla sua età un incarico così gravoso. Tita tutto sconsolato mi prese in disparte con il capo Gianni e in maniera commossa, tanta era la sua voglia di costruire la sede, ci chiese di convincere l’Angelina. Cosa fare? Come riuscirci?

Vengono piazzati gli igloo per il vuoto sanitario

Ed ecco l’uovo di Colombo. E’ risaputo che i fiori hanno sempre esercitato un ascendente sulle donne; un omaggio floreale è come un “apriti sesamo” ed anche l’Angelina dopo una serie di raccomandazioni e con gli occhi lucidi si è aperta ed ha dato il fatidico consenso. Tita poteva costruire la sede degli alpini. L’inizio dei lavori fu coperto con la disponibilità finanziaria del gruppo ma era risaputo che la stessa non sarebbe stata in nessun caso sufficiente per coprire i costi. Ed allora? Allora da buoni alpini, testardi come i muli, abbiamo cominciato a sfornare idee su idee per racimolare pian piano i mezzi finanziari che ci permettessero di continuare. Ed ecco l’iniziativa di una maggiorazione di cinque euro sul rinnovo dei tesseramenti per tutta la durata dei lavori.

Estate 2002 la posa della prima pietra intestata a Don Silvio Cagnin – Per buon auspicio sotto la prima pietra è stata collocata una moneta da 1 euro

Anche un breve intrattenimento dopo la posa della prima pietra è un buon auspicio

Ed ecco un alpino del quale per discrezione non faccio il nome fa una donazione di 500 euro pro sede. Ed ecco la Comunità Montana che propone la riapertura di vecchi sentieri, proposta alla quale il gruppo risponde con il riattamento alla percorribilità del “Troi del Pecol” e con quello denominato “Anello delle Orse”. Ed ecco l’iniziativa “un alpino un sasso” cioè un alpino pagava un sasso sul quale scolpire il proprio nome ed il sasso sarebbe stato utilizzato per il rivestimento esterno di una parete. Ed ecco Monsignor Silvio Cagnin che è artefice di un suo contributo personale. Ed ecco escavatoristi, muratori, falegnami, lattonieri, idraulici, elettricisti, piastrellisti e pittori (anche non alpini) con il loro apporto gratuito in attrezzature e mano d’opera.

I lavori proseguono senza soste

Ed eccoci in montagna a tagliare pini nel bosco vicino a Fossa de Bena per ricavare il colmo e le travi per l’orditura del tetto. Ed ecco il cuoco che provvede su un fornello a gas ai pasti dei lavoranti in modo che non venga perso del tempo prezioso. Ed ecco materiali edili che arrivano in modo gratuito.

Si preparano le travi per la costruzione del tetto

Ed ecco alcuni alpini che si autotassano con l’impegno di essere rimborsati non appena ci saranno i fondi disponibili. Ed ecco chi si fa carico di farci avere gli arredi a prezzo di costo. Tutte queste sinergie, che non sono poche, hanno permesso il sorgere della sede del gruppo. Non è una sede enorme ma è ben proporzionata alle nostre esigenze ed è la tangibile e visibile dimostrazione che quando un collettivo, anche se eterogeneo nelle sue capacità e nella sua voglia di impegnarsi, viene coinvolto ed organizzato con chiarezza di idee ed obiettivi ben precisi i risultati non mancano e questo è essere alpini.

Il Presidente Nazionale Corrado Perona si intrattiene con Fregona Battista (Tita) e con Piccinini Giovanni (Jean).

Ora abbiamo la sede e cominciano ad arrivare i vari materiali, gli arredi per la sala e per l’ufficio, le attrezzature per la cucina, tavoli e panche pieghevoli, cucina da campo, gazebi ed un capannone modulare composto da 8 capriate. Il piccolo magazzino inizialmente previsto si dimostra ben presto insufficiente in quanto una volta messi gli scaffali lo spazio è pressoché esaurito. Quindi cosa fare? Si fa un accurato studio sulle dimensioni ottimali di un magazzino che all’occorrenza può anche essere utilizzato come un’estensione della sala.

Si incarica un professionista per il disbrigo delle formalità burocratiche e dopo qualche mese siamo pronti a ripartire con i lavori. Si ritorna in montagna per tagliare i pini con i quali fare le travi e si riattivano in maniera ridotta le squadre di lavoro. Dopo qualche mese anche il magazzino è terminato.

La sede ha così assunto la sua attuale e definitiva struttura. All’interno del magazzino vengono collocate apposite scaffalature per poter ricevere in maniera ordinata e di visiva reperibilità vari materiali di utilizzo del gruppo. In un rientro tra il camino ed il portone viene ricavato il sito in cui collocare le tavole pieghevoli e le relative panche. Un soppalco serve per poter accatastare altri materiali di non immediato utilizzo. Il tempo passa, ed eccoci pronti per la inaugurazione della sede in occasione dell’84° anniversario di costituzione del gruppo.

Il Presidente Nazionale Corrado Perona posa con alcuni alpini del gruppo durante la sua visita alla nuova sede. Sono inoltre presenti il Presidente Sezionale Cav. Gasparet, il generale di brigata (in pensione) Giuseppe Di Maggio e l’allora Sindaco del Comune di Polcenigo Prof. Carlo Toppani

Ma non è finita qui! Lo spazio è sempre poco oppure i materiali di cui dispone il gruppo sono troppi pertanto bisogna creare altre strutture. Allora cosa si fa?

Il 11 settembre 2004 in occasione dell’ottantesimo anniversario di costituzione del gruppo viene inaugurata la nuova sede con la partecipazione di autorità civili e militari, il gonfalone del comune di Polcenigo, iabari di associazioni d’arma, il labaro della sezione di Pordenone ed un folto schieramento di gagliardetti di altri gruppi e tanti alpini.

Si costruisce una tettoia sotto la quale collocare la cucina da campo ed altri materiali che non abbisognano di essere messi in posti interni. La sede, finalmente finita in tutti i suoi particolari è pronta per ospitare la 31^ adunata sezionale nel mese di giugno 2006 ed in tale occasione viene giustamente intitolata al suo arteficie Tita Fregona che nel frattempo è “andato avanti” e la sua consorte Angelina, che a suo tempo è stata conquistata con un mazzo di fiori, ha l’onore di “scoprire” la targa collocata vicino alla porta di accesso. Per questa solenne occasione il gruppo ha partecipato in maniera compatta ed il contesto di autorità civili e militari, di associazioni d’arma e di molta popolazione del comune ha fatto di degna e lusinghiera cornice alla cerimonia.

“Mai finida”. Quale motto può essere più appropriato! Ed ispirandosi al motto emergono alcune idee su rendere gli esterni della sede pienamente confacenti a ciò che l’essere alpini ci induce. Un cippo a ricordo di tutti i caduti con a lato tre pennoni sui quali issare le bandiere rappresentative dell’Italia, dell’Europa e della nostra piccola Patria: il Friuli. Un masso a ricordo delle divisioni e delle brigate alpine ed una fontana per abbellire il tutto.

Per il cippo vengono coinvolte le cave di Sarone affinché riescano ad estrapolare un masso cuneiforme. In poco tempo viene consegnato il masso sul quale viene collocata l’aquila simbolo di tutte le truppe alpine. Alla base, una lastra di marmo con la dicitura: “Per ricordare chi in pace e in guerra ha dato la vita nell’adempimento del proprio dovere – il gruppo alpini di Polcenigo nell’ 85° di fondazione 1924-2009” dà il dovuto tocco di rimembranza. Una basamento in pezzi di pietra con immersi tre faretti che con la loro luminosità richiamano i colori della bandiera italiana completano l’opera. Sul lato destro una grossa pietra a forma pressoché quadrangolare, sempre proveniente dalle cave di Sarone, regge una lastra di plexiglass con riportati i simboli delle divisioni, delle brigate e della scuola militare alpina di Aosta. Ancora alla destra una fontana, ricavata da un unico blocco di bianca pietra calcarea, scolpita con certosina pazienza dal sig. Santin Luciano padre di un nostro iscritto, con simbologia alpina completa il complesso monumentale e rende il tutto un invidiabile colpo d’occhio.

Il tutto viene inaugurato nel 2009 con una solenne cerimonia in occasione del 85° anniversario del gruppo. In tale occasione viene consegnato al gruppo il nuovo gagliardetto da parte della matrina Bravin Tiziana figlia del nostro socio Bravin Basilio andato avanti Il 25 novembre 2000. Sempre durante tale cerimonia il sindaco di Polcenigo sig. Del Puppo Luigi consegna al gruppo, affinché ne diventi il depositario custode, l’effige dell’alpino Modolo Vittorio (al quale è intestato il gruppo) con l’originale della medaglia d’argento concessa per atto di eroismo nella prima guerra mondiale.

La matrina del gruppo Tiziana Bravin con il nuovo gagliardetto, il capogruppo Roberto Scarpat con Monsignor Don Silvio Cagnin ed il delegato di zona Mario Povoledo

Il complesso monumentale