LA CASERA
RISTRUTTURAZIONE DEL CASEGGIATO GIà AD USO MAGAZZINO DELLA GUARDIA FORESTALE
Un giorno di alcuni lustri fa Tita e Angelin erano in montagna per una delle consuete camminate domenicali nei luoghi in cui avevano vissuto la loro infanzia al seguito dei genitori o dei nonni che nel periodo estivo seguivano la pratica della monticazione (pascolo allo stato semi-brado di bovini ed ovini che alla sera venivano fatti rientrare per la mungitura) nel periodo decorrente da giugno a settembre. Come di consueto all’ora di pranzo si fermavano presso qualche casera o qualche rudere di malga per consumare quanto si erano portati seco con lo zaino in spalla. Quel giorno, forse come molte altre volte in passato, si fermarono in Busa Bernart e tra un boccone e l’altro, seduti su qualche pietra, si fece largo nei loro pensieri l’idea che il caseggiato che era servito da magazzino alla guardia forestale durante gli anni del rimboschimento, ed ora lasciato nell’incuria e nell’abbandono, poteva in qualche modo essere recuperato per farne un soggiorno estivo per chi provvedeva con dei fondi o con il proprio lavoro alla gravosa opera di ristrutturazione. Certo che quel pensiero non era facile da far approvare alla maggioranza del gruppo in quanto si trattava di riprendere per mano una costruzione di notevoli dimensioni a 1250 mls di altezza e con viabilità pressoché fatiscente che avrebbe richiesto alcuni estati di lavoro e l’esborso di notevoli quantità di denaro non sempre disponibili. Però certe idee, che a volte possono sembrare strampalate, hanno il giusto successo e quanto era rimuginato nei pensieri di Tita e Angelin cominciò a lasciare un profondo solco di semina anche in altre teste che avevano ascoltato l’intendimento. Normalmente da un solco germina una piantina e dal solco che avevano lasciato cominciò a germinare la pianta della voglia e della determinazione di ristrutturare il già magazzino della guardia forestale per toglierlo dall’abbandono e dalla futura autodistruzione. Indubbiamente l’entusiasmo e la voglia di fare dovevano essere davvero notevoli in quanto il caseggiato abbisognava di un grosso impegno in quanto, a parte il tetto, le mura perimetrali ed i fori per gli infissi nel frattempo divelti, tutto era da rifare e riprendere per mano. L’unica agevolazione era il fatto che nel frattempo era stata costruita la strada carrereccia dorsale che collegava la provinciale del Gaiardin-Crosetta con il Piancavallo ed una diramazione della stessa interessava la parte della montagna con l’affaccio sulla pianura e quindi passava rasentando Busa Bernart permettendo così ai mezzi di trasporto di arrivare fino al posto in cui avrebbero dovuto essere attuati i lavori di ristrutturazione.

Il complesso di Busa Bernart il magazzino forestale (ora casera grande) e la casera vera e propria
Il comune di Polcenigo concesse il nulla osta per i lavori sulla base di un progetto di massima che prevedeva un completo rimaneggiamento dell’edificio nel suo interno e nel suo esterno.
Nel già lontano 1985 iniziavano i lavori di ristrutturazione sulla spinta dell’entusiasmo iniziale ma ben presto ci si accorse che le sole domeniche lavorative avrebbero trascinato la fine lavori alle cosiddette “calende greche” e cominciarono a serpeggiare degli umori non troppo soddisfatti per la gravosità dell’impegno assunto.

Anno 1985 inizio lavori un momento di sosta per la pausa pranzo (molti sono andati avanti)
Ma cosa volete, gli alpini purtroppo sono fatti così, bestemmiano, mugugnano e poi, “scarpe rotte eppur bisogna andar” gli umori sono rientrati, gli animi si sono rasserenati e così le domeniche di lavoro si sono trasformate in fine settimana di lavoro e di seguito in periodi di ferie destinate alla balneazione montana con la costruzione di solidi muri invece di castelli di sabbia. Appena fu possibile ottenere degli spazi interni da destinare a cucina ed alloggio della truppa furono abbandonate le tende e le spole giornaliere di rientro a casa per il meritato riposo notturno. Anche le mogli e le morose, quando non erano impegnate al rancio, partecipavano di gran lena ai lavori, spostavano pietre, spingevano cariole di detriti, portavano mattoni e facevano in gran parte il lavoro di manovalanza. Così settimane dopo settimane, mesi dopo mesi, estati dopo estati i lavori proseguivano. Gli alpini locali in grado di essere disponibili sono stati superlativi per la professionalità e l’inventiva apportata per risolvere i problemi man mano che si presentavano. Gli alpini che non potevano partecipare ai lavori per motivi anagrafici o per impegni lavorativi lontani dal paese hanno provveduto con dei sostegni a carattere economico, praticamente chi in un modo chi in un altro hanno fatto sì che il manufatto progredisse e che pian piano venisse ad assumere la fisionomia e le caratteristiche che oramai siamo tutti abituati ad avere sotto gli occhi. La struttura di base con i suoi muri perimetrali è rimasta pressoché la stessa, si sono ricollocate le finestre con i balconi e la porta di accesso. Al piano terra, riducendo così l’unico stanzone, è stata innalzata una parete divisoria per ottenere un locale da adibire a cucina con la costruzione di una canna fumaria per una stufa a legna; il resto dello stanzone è così diventato un’ampia sala per pranzo, soggiorno o relax, nella quale è stato costruito un bel caminetto con la canna fumaria interna ed è stato istituito un angolo con relativa canna fumaria per collocare anche qui una stufa a legna. Nella parte posteriore è stato fatto un ampliamento per ottenere degli spazi da adibire a legnaia e magazzino.

La casera grande (ex magazzino forestale) come si presentava nel 1985 all’inizio dei lavori
Però, nella complessità della ristrutturazione, la parte del leone è stata destinata ad ampliamenti esterni e conseguenti al fabbricato originale. Infatti, oltre alla già citata estensione posteriore si è intervenuti nella parte anteriore con la costruzione di un servizio con possibilità di uso come doccia, con il getto di una scala in cemento per l’accesso al primo piano e con la collocazione di un ampio soppalco in legno per l’accesso alle camere.

Nel primo piano si sono ricavate tre camere con il tetto a mansarda e rivestito di perline in legno; una a cinque letti con l’accesso direttamente dall’esterno tramite una scala in getto di cemento e due con l’accesso da un anticamera che da direttamente su un soppalco. Di queste due una è dotata di otto letti e l’altra di cinque costituendo così un totale di diciotto posti letto di cui sette castelli da due letti cadauno. Sopra il locale adibito a servizio è stata collocata una cisterna con un capienza di 18 ettolitri per il recupero di acqua piovana da destinarsi ad usi non alimentari. La sala grande, rivestita di perline fino a circa 150 cm. è stata arredata con 7 tavole, 14 panche e 7 sedie ottenendo così una capienza a sedere per circa una sessantina di persone. Sulle pareti sono disposti piatti delle adunate alpine, fotografie e stampe diverse per rendere così l’ambiente ben accogliente. Un impianto di lampade a gas soddisfaceva le esigenze di illuminazione della sala e della cucina nelle ore notturne. Esternamente, a circa 50 metri dalla costruzione al limite di un boschetto di pini, veniva edificata una casetta ad uso latrine diurne, veniva costruito un piano di cottura con mattoni refrattari da usare per cucinare alla brace e veniva collocato un tavolo formato da un lastrone di pietra con due panche pure di pietra ad uso dei frequentatori. Il tempo passa inesorabilmente ed eccoci alle prese con l’impianto di illuminazione a gas non più a norma con la legislazione vigente quindi dopo varie discussioni ed ipotesi sulla tipologia dell’alimentazione per un nuovo impianto viene deciso per l’utilizzo di un generatore di corrente. Nell’anno 2010 viene dato il benestare alla istallazione di un nuovo impianto che si estenda a tutte le stanze della casera ed alla posa di una controsoffittatura in legno per nascondere l’antiestetico soffitto su travature in cemento. In questa maniera abbiamo risolto due problemi in contemporanea, quello di far correre l’impianto elettrico all’interno delle false travature in legno e quello di rendere il salone un ambiente piacevole e caldo. Il generatore è stato collocato in un ripostiglio all’uopo edificato con la dovuta insonorizzazione per eliminarne la rumorosità. Nell’anno 2012 la cucina è stata dotata di una attrezzatura di cottura per collettività.
RISTRUTTURAZIONE DELLA CASERA
A fianco dell’ex magazzino della guardia forestale e da esso separata da una cisterna in muratura per il recupero dell’acqua piovana proveniente dai tetti insiste una casera costruita nell’immediato dopoguerra, in sostituzione della vecchia costruzione bisognosa di troppi interventi e comunque obsoleta nella forma e nella sostanza, con l’intento di creare del lavoro per i molti disoccupati di quel periodo ed adibirla poi alla pratica della monticazione estiva.

Anno 1946 inizio della costruzione della casera – il magazzino forestale non era ancora presente
La casera fu utilizzata per alcuni lustri dalla famiglia di Coltura dei Celant (Bernart) e poi, a causa del rimboschimento che ha in pratica devastato i pascoli la stessa venne non più adoperata per lo scopo per cui era stata costruita ed abbandonata al suo destino.
Alcuni cacciatori subentrati al malghese la utilizzarono per più anni come casa di caccia in montagna e come base per battute al capriolo trattando questo timido, mite ed esile ungulato selvatico come se fosse una ambitissima preda. Successivamente, con la ristrutturazione della casera grande, la presenza degli alpini in Busa Bernart non fu ben accetta dagli utilizzatori della casera piccola i quali, non rinnovando il contratto d’affitto con il comune di Polcenigo, lasciarono libero lo stabile. A questo punto nell’anno 1998 gli alpini chiesero all’Amministrazione Comunale l’assegnazione della casera con l’impegno di provvedere alla sua ristrutturazione in conto di comodato d’uso da estendersi fino al 2019. Ed eccoci di nuovo impegnati a fare i manovali, i muratori, i carpentieri ed i falegnami. Nel bosco, vicino alla località Fossa de Bena, furono tagliati gli abeti per fare le travi della sala e quelle del tetto ed un grosso pino per una unica trave di colmo che coprisse tutta la lunghezza del caseggiato. Una volta pronte tutte le travi si procedette alla demolizione del vecchio tetto, all’innalzamento delle mura perimetrali in modo da ottenere una camera sopra la sala. Pietre abilmente squadrate da Tita hanno dato un tocco di maestria alle pareti esterne ed al rivestimento della vasca per la raccolta dell’acqua piovana.

Momento dei lavori

Tita indica che la vasca ha raggiunto il troppo pieno
Eccoci nell’estate 2001 il tetto in assi di legno con il sistema di areazione è pronto per ricevere i pannelli di lamiera coibentati e far così assumere alla casera il suo aspetto definitivo e pronta per l’inaugurazione ufficiale che è avvenuta nel mese di settembre.
Nel 2012 l’impianto elettrico è stato esteso anche a tutta la casera e la sistemazione della cameretta sopra il magazzino ci ha permesso di ottenere altri cinque posti letto per un totale complessivo di dieci posti di pernottamento.
ALTRO IN CASERA

Un momento di pausa presso il capitello della Madonna dell’Accoglienza
Prendendo la breve discesa che dalla dorsale porta alla casera al lato sinistro della strada di accesso, sopraelevato di alcuni metri è stato costruito un capitello in pietra intitolato alla “Madonna dell’accoglienza” a perenne suggello del fatto che per gli alpini l’ospitalità e l’accoglienza del passante fanno parte integrante del loro DNA. Accanto al capitello, spostato di qualche metro vi è il pennone della bandiera e quando il tricolore garrisce al vento potete stare certi che vi sarà sempre qualcuno pronto e disponibile in caso di aiuto.

La casera oggi con la prima neve
MA NON E’ FINITA QUI
Salendo per un sentiero che costeggia dei pini sulla parte destra della casera piccola e dopo pochi metri girando a sinistra si arriva ad uno spiazzo lastricato con sopra segnata la lettera H ad indicare la piazzola di atterraggio che può essere utilizzata dagli elicotteri in caso di soccorso d’emergenza per qualche infortunato o per qualcuno colpito da malore. Una staccionata che si sviluppa lungo il lato sinistro della strada carrereccia da un tocco di riservata personalità e di curata privatezza a tutta la piana antistante la casera. Alcune tavole complete di panca, forniteci dalla Comunità Montana sono disponibili per i passanti anche quando la casera è chiusa e pertanto il civile utilizzo, il non danneggiamento, l’asporto delle proprie immondizie ed il rispetto di tutto il sito che ha richiesto grandi sacrifici per la sua realizzazione è dovuto alla discrezione ed alla buona educazione dei frequentatori. La costruzione della legnaia esterna ha praticamente concluso il ciclo dei lavori montani e possiamo ben dire che siamo orgogliosi e fieri di quanto realizzato.
SISTEMAZIONE DI SENTIERI E LOBIA DEL BEOR
Naturalmente i lavori di ristrutturazione delle casere non è stata un’opera a se stante ma rientra in un complesso di attività che ha compreso la sistemazione o la riapertura dei sentieri che consentono la salita in montagna al camminatore appassionato. I punti di partenza, per chi non vuol salire direttamente a piedi dal paese di Coltura, sono dalla località Bar da Stale o dal cimitero di Mezzomonte. Inizialmente si è provveduto alla riattivazione del sentiero 981-982 che partendo dal Bar da Stale, attraversata la Val del Landre, si innalza con ripidi tornanti sul tracciato di una vecchia mulattiera e dopo circa mezz’ora di cammino arriva al bivio de “la mort” quindi svolta a destra 982 e si inerpica lungo la parte orografica destra della Val del Landre giungendo in circa mezza ora di dura salita allo spiazzo della “Lobia del Beor”, riparte in salita fino ad un breve traverso quasi pianeggiante con arrivo a “Fontana Buset”. Da qui il sentiero di inerpica superando qualche gradone di roccia e tagliando obliquamente tutto il declivio che scende dal “Torion”. Un’oretta di salita ed eccoci ad una forcella (ampio panorama) superata la quale il sentiero costeggia un bosco di pini ed in pochi minuti siamo a Busa Bernart. Il sentiero 981 prosegue arrampicandosi in modo più dolce verso il “Crep de Varda” e da qui (piccola edicola religiosa con S. Francesco) continua per pascoli, attraversa la strada dorsale e raggiunge la casera di Costa Cervera quindi prosegue per strada bianca, con stupenda visuale sulla pianura veneto-friulana, raggiungendo in circa mezz’ora Busa Bernart.
Il percorso che parte in prossimità del cimitero di Mezzomonte prosegue in salita su strada asfaltata per circa due chilometri finché giunto ad una curva a gomito (località prarith) si lascia la strada e si prende il sentiero che si vede alla base di alcuni abeti. In salita per circa mezz’ora si arriva al Beor ed alla congiunzione con il 982 citato in precedenza.
LAVORI PERIODICI IN CASERA
(PER CASERA INTENDIAMO L’INTERO COMPLESSO DI BUSA BERNART)
La casera per mantenere costante nel tempo la sua funzionalità necessita di lavori periodici di manutenzione, di sfalcio dell’erba, di prelievo di legna nel bosco e sua stagionatura all’aperto con successiva collocazione in legnaia.
A RICORDO
Nell’ingresso della casera grande è stato posto un riquadro che vuole essere un perenne ricordo a quanti hanno infaticabilmente collaborato alla ristrutturazione e nel contempo vuole essere un monito al dovuto rispetto e buon utilizzo per quanti usano ed useranno il prodotto di tanti sacrifici e tante fatiche.

E PER FINIRE ……..
UNA BELLA IMMAGINE DI BUSA BERNART IN VESTE INVERNALE

foto scattata nel mese di gennaio 2013












